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Note

Ingresso libero
Il film e' presentato da Assessorato Formazione, Lavoro, Welfare e Pari Opportunità della Provincia di Pisa


Il Film

IN QUESTO MONDO LIBERO

di Ken Loach

con S e Sc.: Paul Laverty; F. Nigel Willoughby; Int.: Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek.

GB, 2007, 96’, Prod.: Sixteen Films Ltd.

in questo mondo libero

Sinossi:
Angie è una giovane donna divorziata con un figlio undicenne, Jamie, che vive con i nonni. Licenziata in tronco da un'agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell'Est, Angie decide di mettersi in proprio. Insieme all'amica Rose crea un'agenzia di reclutamento che gestiranno in coppia. Il confronto con la realtà dell'immigrazione, clandestina e non, le imporrà delle scelte che non andranno tutte nella stessa direzione. Ken Loach è un regista che si potrebbe definire 'necessario'. Necessario perché a ogni film (sia che parli di Glasgow, di Irlanda o di Spagna nella guerra civile) ci ricorda che questo mondo, il nostro mondo occidentale, non è il paradiso ma, a differenza di altri che accettanno ciò come un dato di fatto ineludibile, lui pensa che qualcosa si possa fare. L' "I care/Mi riguarda" di kennediana memoria è per lui un imperativo categorico a cui va data attuazione. La quasi debuttante Kierston Wareing gli offre un valido aiuto sfaccettando il suo personaggio e offrendogli quelle variazioni dal positivo al negativo che spingono lo spettatore ad alternare adesione e repulsione nei suoi confronti. Loach afferma: "Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l'unico modo in cui la società può progredire; l'idea che tutto sia merce di scambio, che l'economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri". Angie è un 'mostro' che sembra non accorgersi di esserlo. In lei convivono il bisogno di riscatto, la generosità e la più fredda e letale determinazione. È una donna che vuole sfondare in un territorio tipicamente maschile finendo con il fare proprie le caratteristiche più negative dell'altro sesso. Quasi come se Loach sentisse su di sé la differenza di approccio generazionale alle problematiche sociali le offre (grazie alla scrittura del suo più che fedele sceneggiatore Paul Laverty) uno specchio in cui riflettersi: l'anziano padre che, vedendola all'opera, non può non dirle: "Stiamo tornando ai vecchi tempi"? Ai vecchi tempi si usavano termini come sfruttamento, riduzione in schiavitù, proletariato. Oggi tutto è molti più soft. Il lavoro è 'interinale'. I contratti sono 'a termine'. Ma la realtà è ancora, dolorosamente quella.

Critiche
Dopo il bell'affresco storico di Il vento che accarezza l'erba, Ken Loach ritorna con quest'ultimo film ai suoi temi di sempre, quelli che hanno fatto di lui il regista della classe operaia per eccellenza, di cui ha disegnato spesso con puntuale aderenza alla realtà alcune indimenticabili figure, non nascondendone spesso, come in questo film, tutta la contraddittorietà. In questo mondo libero... ha una angolatura di carattere per così dire «didattico», illustrato dal personaggio di Angie in maniera convincente: a lungo attiva per conto terzi nella ricerca di manodopera sottopagata per lavori interinali, reclutata qua e là nell'Europa dell'Est fra lavoratori più emarginati, diventa lei stessa protagonista di questo sistema dopo che, per alcune inadempienze (fra l'altro una giusta sua reazione a molestie sessuali), è licenziata. Ma ormai ha imparato bene la lezione, la sua esperienza le sarà d'aiuto quando, insieme con un'amica, deciderà di mettersi in proprio continuando sempre nello stesso ramo d'attività. A questo punto una versione di stampo populista di tale realtà ci avrebbe descritto una Angie solidale con il mondo del proletariato, cui in fondo ella stessa appartiene, comprensiva dei difficili problemi che i più diseredati di questa affluente Europa devono quotidianamente affrontare. Loach ne ribalta lo schema, facendo di lei in definitiva un personaggio «negativo», una truffatrice ai danni dei lavoratori, che comincia a reclutare ogni giorno «in nero», speculando sulla loro disperazione e seguendo cinicamente le regole del profitto. «In questo mondo libero», infatti, per chi ci sa fare si aprono prospettive allettanti, conclude con amara ironia Loach. Ma, anche dopo che Angie subisce la sacrosanta reazione rabbiosa di coloro che ha raggirato, non intende far marcia indietro: nella sequenza conclusiva, speculare a quella con cui il film s'inizia, con la ricerca di operai in Polonia, la vediamo ancora intenta allo stesso compito in Ucraina: la storia continua... Eppure Angie non riesce a essere ostica allo spettatore, forse perché si intuisce che anche lei è in definitiva una vittima inconsapevole di quella realtà di cui ha assorbito fino in fondo la lezione: sollecita ai suoi doveri di madre di un ragazzino ribelle e indocile, affettuosa con i genitori ai quali rimprovera però la loro mediocrità e la loro fondamentale onestà, desiderosa di affetto (come traspare dalla sua fugace reazione con il giovane operaio polacco). Come nella sua precedente filmografia, anche qui Loach costruisce un racconto di estrema linearità, diretto a cogliere di ogni situazione il senso, appunto, «didatticamente» esemplare, attraverso una attenta progressione narrativa. Con il rischio, nel quale egli talvolta è caduto, di inaridire la materia, di piegarla fin troppo ai suoi fini dimostrativi. Ciò che comunque non si avverte molto in questo suo ultimo film, di recente presentato alla Mostra di Venezia, che si avvale nel ruolo della protagonista di un'attrice pressoché esordiente (Kierston Wareing) che disegna il suo personaggio con sorprendente efficacia, nelle sue reazione e nei suoi momenti di confidente abbandono, nel suo legame con il figlioletto, nella sua sostanziale «doppiezza».

Vito Attolini, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 ottobre 2007
(www.mymovies.it)